Biblioteca di un apneista

 


 

prima edizione

 

seconda edizione

 

edizione originale

 

 


 

Titolo: Il mondo silenzioso

Titolo originale (data): Le monde du silence (1953)

Autore: Cousteau Jacques-Yves (bibliografia)

Casa editrice: Bompiani (Milano) / Mondadori (Milano)

Collana: Uomini e paesi / Oscar

Anno di pubblicazione: 1954

Riedizioni: 1971

Edizione posseduta: 1954 (b) / 1971 (b)

Pagine: 236 / 210

Formato: 14,0 x 21,0 / 11,0 x 18,5

Prezzo di copertina: lire 1.800 / 600

Traduzione: Giovanni Fletzer

Argomento: Subacquea / storia

 

Il libro: Fino a qualche anno fa il sommozzatore era un ardito del mare, uno specialista della marina da guerra destinato ad insidiare le basi navali del nemico, immergendosi fino alla profondita' limite di venticinque metri grazie ad uno speciale autorespiratore a ossigeno, a circuito chiuso. La nuova era nell'esplorazione subacquea ha avuto inizio allorché i giovani ufficiali della marina francese Jacques-Yves Cousteau e Philippe Tailliez, assieme al cacciatore subacqueo Frèdèric Dumas, eseguirono la prima immersione con l'autorespiratore ideato da Cousteau e dall'ingegnere parigino Emile Gagnan. Con questo nuovo tipo di autorespiratore ad aria compressa a circuito aperto, Dumas ha battuto il primato mondiale d'immersione raggiungendo la profondità di novantadue metri.

In questo affascinante racconto Cousteau e Dumas ci comunicano le sensazioni provate dagli "uomini pesce" nuotando nella profonda zona crepuscolare, la zona dell'azzurro, tra squali, mante, murene, balene e piovre. Scendiamo con loro ad esplorare le navi affondate, da quelle silurate nell'ultima guerra, alla Ragusea colata a picco nell'80 a.C., alla ricerca di tesori scomparsi. Viviamo le loro avventure nel buio delle caverne sottomarine e nelle misteriose voragini spalancate nella terra. Con Cousteau scendiamo a novanta metri, nella zona dell'ebrezza di fondo; ci spingiamo fino a centodiciannove metri col valoroso tenente Fargues, che in quel supremo tentativo doveva lasciare la vita. Vediamo il sangue scorrere verde, danzare le piovre ed esibirsi le tartarughe di mare. Visitiamo la città dei polipi e diamo la caccia ai giganti del mare con arpioni esplosivi. E per la prima volta udiamo le rivelazioni di un vicino collaboratore del professor Piccard sull'immersione oceanica del suo batiscafo.

Il mondo silenzioso ha il fascino di un libro di Verne alla cui immaginazione si e' sostituita una realta' documentata dall'obiettivo della macchina da presa.

 

Indice: Uomini pesce - Fascino degli abissi - Navi affondate - Il "gruppo di ricerche subacquee" - Immersioni nelle caverne - Tesori sul fondo - Il museo sommerso - A novanta metri sott'acqua - Il dirigibile subacqueo - Conoscenze subacquee - Mostri incontrati negli abissi - Pescecane in vista - Oltre la cortina - Dove il sangue scorre verde - Epilogo.

 


I diritti dei testi e/o delle immagini di questo libro appartengono alla casa editrice e/o all'autore.

 La recensione ha il solo scopo di far conoscere una pubblicazione d'epoca.

 

 

Commento


In questo libro si parla del primo autorespiratore ad aria: "Un mattino, nel giugno del 1943, mi recai alla stazione ferroviaria di Bondol, sulla Costa Azzurra, e ritirai una cassetta di legno spedita per espresso da Parigi. Conteneva un nuovo e promettente apparecchio, il risultato di anni di lavoro e di speranze, un respiratore subacqueo automatico ad aria compressa, ideato da Emile Gagnan e da me. Mi precipitai a Villa Barry dove i miei due compagni di immersione , Philippe Tailliez e Frédéric Dumas, stavano ad aspettarmi. Mai bambino apriì con tanta trepidazione un regalo di Natale. Se il nostro respiratore funzionava ci sarebbe stata una rivoluzione nelle immersioni subacquee. L'apparecchio consisteva in tre bombole d'aria compressa di modeste dimensioni, collegate a un erogatore d'aria della grandezza di una sveglia. Dall'erogatore partivano due tubi flessibili che si riunivano in un boccaglio. Con questo equipaggiamento sulla schiena, una maschera di vetro a chiusura stagna a protezione degli occhi e del naso e un paio di pinne di gomma ai piedi, avevamo intenzione di lanciarci a volo libero negli abissi marini. Andammo a nasconderci in un'ansa al riparo dagli occhi dei bagnanti curiosi e dalla truppe italiane di occupazione. Controllai la pressione dell'aria: la pressione nelle bombole era di centocinquanta volte quella atmosferica. Fu difficile dominare il mio entusiasmo e discutere con calma il piano della prima immersione. Dumas, il miglior palombaro a corpo libero che avessimo in Francia, sarebbe rimasto a terra, a crogiolarsi al sole, pronto a intervenire in  mio soccorso se fosse stato necessario. Simone, mia moglie, avrebbe nuotato alla superficie, servendosi di un tubo respiratorio del tipo schnorkel, seguendomi con gli occhi, attraverso la  maschera tenuta sott'acqua. Se lei avesse segnalato che qualcosa non andava, Dumas avrebbe potuto raggiungermi in pochi secondi. "Didi", com'era conosciuto sulla Costa Azzurra, era in grado di raggiungere i venti metri senza alcun bisogno di scafandro.

Gli amici mi sistemarono le tre bombole sulla schiena, con l'erogatore sulla nuca e i tubi che mi passavano sopra il capo. Sputai dentro la maschera dal vetro infrangibile e la sciacquai nella risacca, in modo che non si appannasse all'interno; mi adattai strettamente i lembi morbidi di gomma della maschera sulla fronte e agli zigomi; introdussi il boccaglio tra le labbra e afferrai i piolini tra i denti. Un foro grosso poco più di uno spillo sarebbe servito a far passare le mie inspirazioni ed espirazioni sott'acqua. Traballando sotto i venticinque chilogrammi dell'apparecchio, entrai in acqua con l'andatura da Charlot.

L'autorespiratore era stato costruito in modo da avere una leggera spinta positiva. Una volta in acqua, mi resi conto che avevo da fare col principio di Archimede, per cui un corpo solido immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto eguale al peso del liquido spostato. Dumas mi venne in soccorso attaccandomi alla cintura tre chili e mezzo di piombo. Affondai lentamente fino ad adagiarmi sulla sabbia. Respiravo dell'aria gradevole, senz'alcuna fatica. Vi era un leggero sibilo quando inspiravo e un live gorgoglio di bolle d'aria quando espiravo. L'erogatore manteneva l'esatta pressione che mi era necessaria.

Guardavo nel mare non più col senso di abuso e d'infrazione a una legge di natura che avevo sempre avuto ad ogni immersione."

Cousteau Jacques-Yves